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Efficacia dimostrata dei biostimolanti su rese e redditività
Pubblicato il 4 Dicembre 2024

Il terzo anno di «Biostimolanti in Campo» conferma quanto questa categoria di prodotti, singolarmente o in sinergia con fertilizzanti innovativi e specialità nutrizionali, rappresenta uno strumento efficace sia per mitigare gli effetti del cambiamento climatico sia per migliorare la redditività di chi li utilizza.
Il progetto realizzato da Edizioni L’Informatore Agrario in collaborazione con Veneto Agricoltura, l’Op Isola Verde (Salerno), la Società agricola Vico (Viterbo) e le Università della Tuscia, di Salerno, di Napoli e di Padova, ha messo alla prova nel 2024 ben 43 prodotti di 14 aziende su pomodoro da industria e da mensa, melone, rucola e nocciolo per valutarne gli effetti su rese e qualità, con focus dedicati alle strategie di impiego e alla convenienza economica.
I risultati del progetto sono stati presentati lo scorso 26 novembre presso la Corte Benedettina di Legnaro (Padova) davanti a un folto pubblico di tecnici, agricoltori e addetti ai lavori.

Ottima risposta agronomica

Dopo i saluti iniziali di Gianluca Fregolent, direttore direzione operativa di Veneto Agricoltura, il convegno è entrato nel vivo con l’intervento di Franco Tosini, responsabile del Centro sperimentale ortofloricolo Po di Tramontana e Giuseppe Colla, docente presso l’Università della Tuscia e coordinatore del comitato scientifico del progetto.
«I risultati di quest’anno hanno confermato le potenzialità dei biostimolanti nel migliorare le performance agronomiche delle colture testate in condizioni di ridotta concimazione e di andamenti climatici a dir poco avversi – ha commentato Tosini – basti evidenziare che da marzo ad agosto sono caduti sul sito di Po di Tramontana quasi 700 mm di pioggia, un valore fuori scala per questo areale».
«Tra gli effetti di maggior interesse dei prodotti che abbiamo osservato – ha aggiunto Colla – va sottolineato un anticipo della senescenza delle piante di pomodoro da industria con probabile precocizzazione della maturazione dei frutti, un potenziamento delle difese agli stress ambientali e una riduzione dei marciumi nei frutti di melone e un incremento del vigore delle piante di pomodoro da mensa. Tutti aspetti che, di fatto, hanno evidenziato ricadute positive in termini produttivi e qualitativi».
Domenico Ronga, responsabile scientifico della prova su pomodoro da industria presso l’azienda agricola Giacomaniello (Eboli, Salerno), ha evidenziato come l’effetto dei biostimolanti e dei fertilizzanti innovativi sia stato chiaro ed evidente soprattutto in un’annata difficile per il pomodoro da industria caratterizzata da un andamento meteo ballerino nell’areale ebolitano. «Il peso medio dei frutti – ha aggiunto Ronga – è infatti risultato maggiore nelle piante di pomodoro trattate con i biostimolanti, favorendo anche una maggior resa commerciale. Sono inoltre migliorati importanti parametri merceologici come colore, indice di luminosità, del rosso e del giallo rispetto al controllo non trattato».
Novità di quest’anno è stata la prova su nocciolo, presentata da Valerio Cristofori e Francesco Giovanelli dell’Università della Tuscia: «Gli indici NDVI relativi alla prova hanno confermato una maggior resilienza delle parcelle di nocciolo sottoposte a trattamenti biostimolanti in risposta allo stress termico di quest’annata – ha evidenziato Giovanelli – e le parcelle sottoposte a biostimolazione hanno fatto registrare incrementi produttivi rispetto al controllo non biostimolato, avvalorando i benefici effetti di questa operazione colturale».

Indici economici sempre positivi

Riguardo la convenienza economica dell’utilizzo dei biostimolanti i dati mostrati da Raffaele Cortignani, dell’Università della Tuscia, sono chiari: «Per il melone, considerando il prezzo osservato nell’anno corrente, l’indice di convenienza economica di utilizzo dei biostimolanti è pari a 1,20: ciò significa che 1 euro di costo di biostimolante genera un incremento di margine pari a 1,20 euro. Per il pomodoro da industria 1 euro di costo di biostimolante genera un incremento di margine pari a 1,54 con i livelli di prezzo corrente. Ma anche con livelli molto inferiori – ha aggiunto Cortignani – la marginalità, seppur ovviamente ridotta, rimane».

Lorenzo Andreotti

Guarda le videointerviste raccolte durante l’evento di presentazione dei risultati presso la Corte Benedettina di Legnaro (PD)

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