Biostimolanti pronti alle sfide del clima e del Green Deal
Pubblicato il 5 Dicembre 2022

Aumentare la conoscenza sui biostimolanti si conferma prioritario per agricoltori, tecnici e addetti ai lavori, soprattutto tramite approfondimenti tecnici che evidenziano, a livello agronomico, come e quando utilizzarli e, aspetto altrettanto importante, quanto convenga in termini economici. A confermare l’interesse verso questi temi è stato il successo di pubblico dell’evento «Biostimolanti tra sostenibilità e cambiamento climatico: ricerca, strategie ed esperienze in campo» organizzato da L’Informatore Agrario in collaborazione con Veneto Agricoltura presso la Corte Benedettina a Legnaro (Padova).

Il convegno, aperto dai saluti di Michele Giannini, Unità operativa Colture specializzate e agroalimentare di Veneto Agricoltura, e da Paolo Sambo, docente di orticoltura e prorettore alle Politiche per le sedi decentrate dell’Università di Padova, ha sottolineato da subito le grandi potenzialità dell’uso di questa categoria di prodotti: «i biostimolanti possono essere dei mezzi tecnici per aumentare l’efficienza degli input, la resa e la qualità delle colture – ha detto Sambo – ma è necessario ragionare in termini di strategia, il che significa utilizzarli conoscendo i meccanismi di azione nella pianta e nel suolo e selezionarli in funzione delle esigenze agronomiche. Inoltre, sarà sempre più importante identificare l’azione sinergica di diversi componenti e definire la soglia di sensibilità nelle piante ma soprattutto – ha sottolineato Sambo – fare più prove in campo».

Vantaggi agronomici…

La sperimentazione dei biostimolanti a livello aziendale è un’esigenza sottolineata anche da Giuseppe Colla, docente all’Università della Tuscia: «Disponiamo di numerose ricerche condotte in ambiente controllato che certificano gli effetti dei biostimolanti nel mitigare l’azione di singoli fattori di stress sulle piante ma le ricerche in condizioni reali di coltivazione sugli stress multipli sono ancora limitate». Le diverse sperimentazioni citate da Colla evidenziano come, ad esempio, i funghi micorrizici contrastino gli effetti dello stress salino su zucchino o come alcuni estratti di alghe a base di Ascophyllum nodosum abbiano migliorato fioritura e allegagione su pomodoro sottoposto per 14 giorni a stress termico.

… ed economici

I biostimolanti funzionano, ma quanto conviene utilizzarli? A questa domanda ha risposto Raffaele Cortignani, docente dell’Università della Tuscia: «Le nostre sperimentazioni sul calcolo dell’indice di efficienza economica, cioè del ritorno economico dell’impiego dei biostimolanti, restituisce sempre valori positivi, più marcati per le orticole ma senza differenze sostanziali tra pieno campo e ambiente protetto, e più contenuti per i seminativi. Va sottolineato – aggiunge Cortignani – che anche in situazioni di mercato meno favorevoli come quella attuale i biostimolanti aumentano comunque i margini di guadagno per chi li utilizza».

Sperimentazioni a misura di azienda

Franco Tosini, responsabile del Centro sperimentale ortofloricolo Po di Tramontana di Veneto Agricoltura, ha riportato la sua esperienza in campo sull’impiego dei biostimolanti, legata appunto ai risultati del primo anno di attività del progetto «Biostimolanti in campo», purtroppo solo parziali a causa della tempesta che ha investito il Centro lo scorso 6 luglio (vedi L’Informatore Agrario n. 24/2022): «Le parcelle del melone, uniche e solo in parte sopravvissute al fortunale, evidenziano abbastanza chiaramente che i biostimolanti hanno aumentato la precocità di raccolta e migliorato resa e numero di frutti, almeno per il calibro intermedio. Nel 2023 ripeteremo le prove su più colture – ha aggiunto Tosini – con lo stesso spirito che ha animato il primo anno del progetto, quello cioè di fare formazione e divulgazione sulle strategie di impiego di questa categoria di prodotti, che ritengo essere strategica per l’innovazione sostenibile di cui la nostra agricoltura ha bisogno».

Lorenzo Andreotti

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