Dal punto di vista tecnico-economico, il biostimolante rappresenta un fattore produttivo (o input) che può essere utilizzato nel processo produttivo per ottenere uno o più output (quantità e qualità dei prodotti). L’efficienza produttiva ed economica del biostimolante può essere stimata se, a parità delle altre condizioni (pedoclimatiche, utilizzo degli altri fattori produttivi, ecc.), vengono quantificate e valutate le rese produttive con e senza la sua applicazione. In tali condizioni è possibile effettuare un’analisi economica per valutare la sola ed esclusiva convenienza d’utilizzo del biostimolante. Valore, costo e margine lordo. Gli aspetti da considerare sono la quantità e il valore della produzione, il costo dei biostimolanti in termini di impiego (acquisto e distribuzione) ed effetto (variazione della quantità prodotta e quindi variazione degli eventuali costi variabili connessi).
A livello di singola coltura, un indicatore molto utilizzato per effettuare l’analisi e valutare la convenienza economica è il margine lordo (ml) ossia la differenza fra il valore della produzione e i costi per materie prime, servizi e lavoro.
L’indice di efficienza economica
Ulteriori elaborazioni permettono di ottenere un indice di efficienza economica del biostimolante che è calcolato effettuando il rapporto tra il differenziale di ml e i costi del biostimolante in termini di impiego ed effetto. L’indice mostra quanti euro di differenziale di ml si ottengono da 1 euro di biostimolante o, in altre parole, quanto margine genera ogni euro di biostimolante applicato. I risultati economici in generale e, nel caso specifico, i valori dell’indice di efficienza economica sono influenzati dai prezzi di mercato. In particolare, il prezzo di mercato degli output può influenzare in modo sostanziale i risultati riguardo all’efficienza economica di un fattore produttivo (ad esempio il biostimolante). Per tale motivo, è stata condotta un’analisi di sensitività riguardo i prezzi di mercato degli output considerando quattro livelli di prezzo: la quotazione dell’anno corrente, la media, il massimo e il minimo prezzo degli ultimi cinque anni. Per poter confrontare gli indici ottenuti con prezzi di annate diverse, i prezzi correnti o nominali (osservati e verificatesi nell’anno specifico) sono stati deflazionati attraverso l’utilizzo dell’indice dei prezzi al consumo (Ipc) per poter ottenere così i prezzi reali.
Tale procedimento permette di confrontare gli indici di efficienza economica con il potere di acquisto della moneta. La valutazione economica è stata effettuata per le varie prove sperimentali effettuate nell’ambito del progetto Biostimolanti in Campo su pomodoro da industria nel Centro Italia (Tarquinia) e Sud Italia (Eboli).
Incrementi di reddito sempre positivi
Nel caso di prezzo osservato nell’anno corrente, l’indice è pari a 0,77 (tabella A): ciò significa che 1 euro di costo di biostimolante genera un incremento di margine pari a 0,77 euro.

Considerando gli altri livelli di prezzo, medio, massimo e minimo degli ultimi cinque anni, i valori dell’indice sono rispettivamente pari a 1,01, 1,42 e 0,68 euro.
Questo significa che in situazioni economiche meno favorevoli, l’applicazione dei biostimolanti determina comunque un incremento di margine: anche con prezzo di mercato minimo del pomodoro da industria 1 euro di costo di biostimolante genera un incremento di margine pari a 0,68 euro.
In situazioni di mercato nella media, 1 euro di costo di biostimolante genera un incremento di margine pari a 1,01 euro. In situazioni favorevoli di mercato, 1 euro di costo di biostimolante genera un incremento di margine pari a 1,42 euro. Per concludere, l’analisi economica riguardo all’utilizzo dei biostimolanti su pomodoro da industria mostra dei risultati soddisfacenti.
Lo studio condotto evidenzia che, anche in situazioni meno favorevoli riguardo il clima e il mercato, l’applicazione del biostimolante, determina un incremento di margine.
Da sottolineare che tali valori degli indici, e quindi tali benefici economici, sono ottenibili dalle aziende agricole se la maggiore quantità prodotta viene gestita e venduta sul mercato in modo efficiente e alle stesse condizioni, e se non si verifica una riduzione rilevante dei prezzi di vendita a causa di una maggiore offerta del prodotto sul mercato.
Raffaele Cortignani
Dipartimento di scienze agrarie e forestali
Università della Tuscia, Viterbo


